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- MARRAKECH: UNFORGETTABLE NIGHT
È difficile raccontare il mondo degli eventi senza lasciarci un pezzettino di cuore. Soprattutto quando l’agenzia gestisce una regia internazionale che parla 4 lingue, si interfaccia sui canali intercom della produzione chiedendosi se pioverà o se si può andare in scena; se si sono condivise paure e momenti di trepidazione, se tutto è stato affidato a una grande professionalità mista alla passione di una crew affiatata ed esperta.
Marrakech è stato così.
Un lungo percorso dove si sono alternati momenti di euforia ad attimi di paura, decisioni prese all’ultimo minuto per essere in real time con le previsioni meteo che preannunciavano pioggia e vento. Nell’immaginario collettivo Marrakech è una città di sole, ocra, terra rossa e cieli limpidi. Lo so: a Marrakech la pioggia non è impossibile. Semplicemente, nessuno se la raffigura.
IL PIANO A. POI IL B. ED IL C. …e perché no? anche il D!
Ecco quindi, nel giorno del Big Show di Alfaparf Milano Professional, che la crew si è svegliata presto. Con il rumore della pioggia sulle finestre degli hotel di Marrakech. La colazione è stata molto anticipata; un giro di whatsapp nella chat comune ha avvertito il cliente che si è presentato per definire come procedere. Piano A, piano B, Piano C; e anche un piano D, che non guasta mai. Melius abundare quam deficere.
E così abbiamo comperato ombrelli, spostato di un’ora la convocazione ospiti per dare fede alle previsioni peggiori, abbiamo saccheggiato gli stores di materiali edili per comperare teloni da pittore a copertura totale di quel campo da calcio enorme che era il nostro spazio con le sedie per più di 1000 invitati, il ledwall enorme, la passerella per le modelle di quasi 30 metri, la regia con le camere, i cannoni luce, lo spazio/eliporto di decollo e guida dei droni.
la PAURA FA 90
Abbiamo passato il pomeriggio a chiederci se le nubi nere introno alla città sarebbero arrivate al nostro palco, a quale app meteo era meglio fare riferimento. Per poi, alle 17.00 in punto, decidere di fidarci di una guida locals che ci ha detto “togliete tutto e non preoccupatevi. Il vento soffia e porta lontano i temporali”.
Abbiamo chiuso gli occhi e lo abbiamo fatto.
Via tutto.
La location al massimo del suo splendore nelle luci giallo ocra e oro tipiche della città.
E FINALMENTE SI VA IN SCENA
In un backstage arabeggiante a fianco palco, le modelle mangiavano davanti agli specchi i box lunch. Gli hair stylist, i make up artists, i coreografi, continuavano a truccare, preparare, rifare i movimenti, scaldare i muscoli. E poi c’era lui, il Global Creative Ambassador che aveva pensato lo show, che osservava con lo sguardo attentissimo ogni particolare. Il gioiello della modella, il bracciale da alzare di pochi centimetri in alto verso la spalla, il taglio di un vestito, l’altezza dei tacchi delle scarpe.
La coreografa impartiva tempi e ordini di uscite con piglio inflessibile. In regia si contavano i cue time, gli stacchi, si provavano i video e le riprese.
Poi, improvvisamente, il silenzio. La luce cambiava, il vento aveva portato via le nuvole e in lontananza, il sole tramontava. Ma nessuno ammirava il paesaggio. Tutti tiravano il primo sospiro di sollievo. I bus parcheggiavano fuori del Palais Dar Sukar. Gli ospiti cominciavano il serpentone tra tendaggi colorati, luci e led che guidavano verso la venue in un giardino arabeggiante; la musica di walkin riempiva le casse, le luci sul palco si abbassavano, i droni si alzavano per andare a riprendere l’ingresso degli invitati che li guardavano volare mentre salutavano felici e stupiti da tanta grandezza, sedendosi intorno alla Catwalk.
Lo showcaller chiamava in radio 20 minuti al via. Poi in regia il go live. Lo stilista in total black, saliva in scena, incrociava le braccia e scrutava il pubblico con l’espressione da pirata pronto all’abbordaggio della prima modella e del primo taglio di uno show serrato, con musica, tagli, coreografie. E poi il gran finale. Tutti sul palco.
In regia si tirava il secondo sospiro di sollievo. Aveva funzionato tutto.
Le luci si abbassavano sulla passerella, il ledwall tornava buio con l’eccezione del logo Alfaparf Milano Professional che ricordava che aveva offerto un’ora e quindici minuti di grandi emozioni e spettacolo. Si apriva l’area dinner. Si toglievano le sedie. E cominciava un DJ/VJ Set che proseguiva in una festa fino a notte inoltrata.
Quando l’ultimo ospite lasciava la venue, tutto tornava silenzioso per pochi momenti. Il tempo di chiudere le porte, cominciare lo smontaggio e far tornare alla configurazione originaria il Palais.
Era il terzo sospiro di sollievo. Prima di andare a dormire mentre su Marrakech spuntava l’alba.








